

Portland Mercury
The tiny village of San Martino Spino sits nestled in the Northern Italian countryside, and Tizio Sgarbi was raised there, far from the bright lights and glitz of the bustling European cities. "The life there is quiet and peaceful," he says. "I grew like most of the kids there: going to school, staying among friends, biking around the fields, fishing in the small river. I helped my parents working in the countryside picking up melons, watermelons, tomatoes, pumpkins, and I always liked doing that!"
This spring, American audiences are getting their first introduction to Bob Corn, the stage name Sgarbi has taken to perform his delicate folk songs. Following a split 7-inch with Portland's own Larry Yes last fall, the latest Bob Corn album, We Don't Need the Outside, has just been re-released in North America courtesy of Portland's North Pole Records. It's a charming, breezy album that belies Sgarbi's rural upbringing as well as his fondness for American and English music. "I discovered rock music listening to famous '60s and '70s bands," he says. "Then the Paisley Underground movement of the '80s let me understand that there was good music going on in my days. I loved Dream Syndicate so much. Then the punk rock came along with the grunge—these are the steps."
The head of North Pole Records, Shane de Leon—who performs under the name Miss Massive Snowflake—met Sgarbi on a European tour last year. "We all shared the same booking agent," says de Leon. "Tizio and I hit it off immediately. We first met up in Berlin, and of course we went out for an espresso and began chatting. He is a typical Italian, in that he is all about good food, good wine, good art, good conversation, and good music. These are basically my interests also. Tizio is just amazing in that he can strum a few chords and sing in broken, rearranged English and come up with some of the most heartfelt songs."
Indeed, many of the most disarming moments on We Don't Need the Outside come from Sgarbi's tongue wrapping around unconventional English phrases. "It wasn't really a decision. The songs came out in this way," he says. "Probably because the lyrics of my songs are so explicit and I want to hide them by another language. I find English phrases or sentences not so obvious as I find Italian; I can say 'I love you' in a song, but if I say 'Ti amo,' it sounds different to me."
If Bob Corn's lyrics are alluringly inexpert, the melodies are precise in their sparseness, eschewing both the operatic and peasant traditions of Italian music for a uniquely skewed take on Western folk. "I consider myself not as a musician," Sgarbi says humbly. "I mean I am not someone with a knowledge of music and conscious of putting this or that in my music. I just play simple guitar positions and sing melodies on them."
Sgarbi originally released the Bob Corn records in Italy on his Fooltribe label, and on Fooltribe's website, he says he started the music as "a serious joke." He explains, "I never planned to be a folksinger. So when I started to make music it was like a joke, but serious because what I was singing in my songs was my real life! And it still is like this!"
storiadellamusica.it
Una chitarra, degli amici e un un fuoco per scaldare l’anima.
Canzoni sull’amore.
Premesse banali per un disco che invece nasconde delle scintillanti gemme.
La chitarra è di Bob Corn, arpeggiata o gentilmente grattata, gli amici prestano alcune voci e tutti gli altri suoni che si possono sentire, dagli accenni di batteria ai fiati, a colorare degli scheletri di canzoni sull’amore, storie personali, non idealizzate, diverse da quelle che vanno bene per tutti e quindi per nessuno.
É tutto in tono minore e contenuto ma per questo più reale, vorresti essere davanti al caminetto con un the ad ascoltare queste canzoni.
La chitarra è suonata in maniera originale, ritmica, con pieni e vuoti, e molte pause; quasi un approccio pre war, dove la chitarra è un mezzo per narrare.
Legno e metallo.
La scrittura è buona, senza cadute di stile e con qualche punta di eccellenza da mettere nell’agenda delle citazioni da ricordare.
Per esempio una frase definitiva come “I’ve nothing to lose cause I’ve nothing to win, but now I wear my wings and I’ll flight straight to you” contenuta nella canzone di chiusura che finisce con goodnight; un epilogo in grande stile.
Gli stati d’animo che si accavallano sono tutti sommessi, ed è la serenità a dominare.
Una candela scossa dal vento che continua a bruciare
vitaminic.it
Ci sono dischi che hanno incise tra le note delle foto, dei colori e delle luci ben precise. Quasi come se schiacchiando play si materializzassero dalle casse dello stereo e si stendessero nell’aria creando dei piccoli corti animati e musicati. Si può distinguere distintamente una campagna e un prato, un sole che tramonta lento. Il cielo arrossato dal crepuscolo e i fiori richiudersi piano nel silenzio. È Bob Corn.
Ancora una volta il cantautore emiliano snocciola dalle sue tasche dei piccoli gioiellini folk e li confeziona in quello che è il suo terzo lavoro per l’etichetta Fooltribe, We Don’t Need The Outside. Un lavoro che supera i precedenti per compattezza e coesione, per la minuziosità compositiva e insieme per la disarmante genuinità. Perché capita raramente di poter ascoltare un disco altrettanto limpido nelle intenzioni e nelle atmosfere, di una purezza che riflette uno stile di vita forse dimenticato. Bob Corn scava in fondo alle radici di una quotidianità tradizionale, quella dei momenti vuoti e sereni, della tranquillità fatta di cose semplici come guardare il cielo e notare che fa più caldo, che forse è il più caldo autunno di sempre. È un racconto intimo attraverso testi che toccano a volte un lirismo particolare e profumato, delicato nei termini e suggestivo nelle immagini. È un racconto con una chitarra pizzicata timidamente e un glockenspiel che la accompagna, qualche percussione di fondo a colorire il tutto. Niente di sperimentale o ricercato, solo pacatezza casalinga e sapori buoni. Perchè Tizio ha una voce onesta. Non bellissima ma onesta, che sa il fatto suo, che offre ciò che puo ed è apprezzabilissima per questo. Però quando incontra quella vellutata di Francesca Amati (già voce di Comaneci ed Amycanbe), non c’è niente da fare. Ne esce fuori qualcosa di incredibilmente godurioso, come una carezza sulla nuca di quelle che fanno venire il brivido di piacere.
Succede allora che con la pelle d’oca ci si rende conto che questo disco brilla, che è scritto bene.
Che è sincero come il vino buono, ha gusto e non fa male.
sands-zine.com
Cos'ha di speciale Tiziano Sgarbi (in arte Bob Corn)? Facile a dirsi: scrive delle gran belle canzoni (*).
Perché dedicargli un top su sands-zine? Difficile a spiegarsi: ci proverò nella consapevolezza che, ancor più dei nostri lettori, rischio di non accontentare me stesso.
La scrittura di Bob Corn non può certo definirsi innovativa e neppure particolare, in quanto è facile scorgervi quel modello folk-cantautorale ormai classicizzato che da Bob Dylan porta a Will Oldham passando per Leonard Cohen. La voce pare spesso ‘rotta’ e si produce in suggestive tonalità che fanno pensare ad un Matt Jones più rauco. Quindi, pensando al disco come ad un oggetto asettico e fine a se stesso, non è affatto il caso di gridare ‘al miracolo’. Ma non sempre si può valutare un disco con un simile criterio, e si da il caso che “We Don’t Need The Outside” è una di quelle realizzazioni che vanno inserite in un contesto più ampio. Non si può scriverne senza scrivere dell’uomo, dell’idealista che anima le scena indipendente italiana attraverso l’organizzazione di concerti o attraverso la piccola etichetta Fooltribe. Così come è impossibile non considerare che i suoi dischi sono totalmente esenti da copyright.
Sì!, Bob Corn rappresenta tutti quei valori (fondamentali) sui quali credo da sempre e sui quali si basa l’esistenza stessa di sands-zine. D’altronde le numerose collaborazioni raccolte per questo lavoro, provenienti da Elektrolochmann, Three In One Gentleman Suit, Comaneci, Milaus, Musica da Cucina e Sex OffenderS Seek SalvatiOn, e le altrettanto numerose etichette indipendenti che hanno contribuito a pubblicare la versione in vinile misurano con una certa precisione la temperatura al rispetto di cui gode lo Sgarbi nel (ormai non tanto) piccolo circuito del nu-folk made in italy.
In un momento in cui si tende a strafare, e arrangiamenti semplicemente volgari vengono fatti passare per visionari, questo disco si attiene, a dispetto delle numerose presenze, ad una semplicità e ad una essenzialità esemplari. Mai c'è uno scarabocchio di suono in più del necessario e mai vengono ricercate soluzioni pretenziose e/o pretestuose. E i collaboratori, che come ‘presenze’ preziose infestano il disco, contribuiscono non poco alla sua riuscita trasfondendoci dentro un’ombra di malata magia psichedelica e impercettibili iniezioni di contemporaneità. Ma c’è dell’altro. Qualcosa che va al di là della bellezza delle canzoni e di quello che è un lavoro particolarmente inspirato, qualcosa che a che fare con la sincerità dell'uomo che tali canzoni ci propone.
Qualche anno fa avrei forse scritto: comprate questo disco ma prima ancora comprate "The Freweelin' Bob Dylan".
Oggi scrivo: comprate questo disco e di comprare i dischi di Bob Dylan potete farne anche a meno.
German Reviews
ox-fanzine.de
„Like a shy Leonard Cohen", erzählt mir der gelbe Pressezettel über dieses neue, erste (?) Album von Bob Corn. Und sie klingen auch durchaus schüchtern, diese zehn Songs, geschrieben und aufgenommen von jenem Vollbartträger aus Italien, der eigentlich Tizio Sgarbi heißt, „We Don't Need The Outside" auch in den USA veröffentlicht und sich vielleicht deshalb einen internationaler klingenden Namen ausgesucht hat.
Ganz alleine war er dann aber doch nicht im Studio, hat sich Gäste geholt, die ihm zum Beispiel die Streicherarrangements einspielten, Percussioninstrumente mitbrachten oder weibliche Backgroundchöre einsangen.
Im Vordergrund bleibt aber immer die sowohl rauhe als auch brüchige, stellenweise ein wenig an Conor Oberst erinnernde Stimme, knapp gefolgt von einer eher unauffällig gespielten Akustikgitarre.
Die Stimmung, die so erzeugt wird, könnte auch einer Platte der KINGS OF CONVENIENCE entsprungen sein. Musik für einen kühlen, regnerischen Herbstabend also. Blöd nur, dass jetzt bald der Sommer kommt.